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Rifiuti speciali in azienda: come smaltirli

Una corretta gestione e smaltimento dei rifiuti speciali è di estrema importanza per tutte le aziende che vogliono ridurre il proprio impatto sul pianeta e contribuire a contrastare l’inquinamento ambientale

Prima di entrare nello specifico è importante capire cosa sono i rifiuti speciali, solo in questo modo è possibile gettare luce sull’importanza di un loro corretto smaltimento.

IT Risorse lavora al fianco di tutte le imprese e vogliamo, sempre, essere certi che si capisca l’importanza di una gestione dei rifiuti, siamo sicuri che la nostra parte nella lotta all’inquinamento ambientale inizi da una corretta divulgazione ed educazione sulle norme e procedure di smaltimento dei rifiuti pericolosi.

Questo tipo di rifiuto è differenziato rispetto a quello urbano ed è generalmente prodotto da aziende e industrie, spesso deriva da attività di:

  • Costruzione e/o demolizione.
  • Dalla ricerca medica e da quella veterinaria.
  • Da macchinari e combustibili.
  • Da lavorazioni industriali.
  • Da aziende e attività agro-industriali e agricole.

Infine, è importante sapere che tutti i produttori di rifiuti speciali hanno l’obbligo di avere un registro di carico e scarico accurato sia a livello qualitativo che quantitativo.

Il registro di scarico e carico

Come abbiamo visto per una corretta gestione di questo tipo di rifiuti è obbligatorio avere un registro accurato, questo lo stabilisce il decreto di legge 152/2006, precisamente all’articolo 190. Tutte le informazioni riguardanti i rifiuti speciali devono essere annotate entro 10 giorni dalla produzione del rifiuto e dal suo scarico.

Le informazioni sono di tipo:

  • Quantitativo, ovvero il volume di rifiuti prodotti.
  • Qualitativo, ovvero riguardante la tipologia.

I registri devono essere aggiornati e disponibili in qualsiasi momento vi sia richiesta dall’autorità di controllo.

Stoccaggio e trasporto

Lo stoccaggio e il deposito temporaneo, prima del trasporto, devono rispettare non solo tutte le normative vigenti ma anche avere un imballo completo e un’etichettatura comunicante le sostanze pericolose contenute all’intero. Questo perché il trasporto può avvenire esclusivamente all’interno di appositi colli che distinguano gli scarti in base a tutte le loro informazioni.

È bene ricordare che le aree di gestione di questo tipo di rifiuti devono essere ben delimitate e contrassegnate: questo serve a evitare contatti indesiderati con questo tipo di sostanze e a controllare la dispersione di tali sostanze nell’ambiente. Rispettare questi protocolli è di fondamentale importanza poiché i rifiuti pericoloso hanno diverse sostanze ritenute inquinanti e l’obiettivo aziendale principale, sia in fase di raccolta che smaltimento, è quello di ridurne la pericolosità quanto più possibile.

Vediamo adesso l’etichettatura corretta cosa deve contenere:

  • Codice CER.
  • Numero ONU.
  • Etichetta R.
  • Quelle che sono le varie etichette di pericolo.
  • I marchi accurati per l’esposizione come “pericoloso per l’ambiente”.

Per ogni tipologia di rifiuto deve sempre essere presente la sua analisi, in questo modo è possibile definire la sua pericolosità e quindi prevedere un sistema efficace di smaltimento e gestione dello stesso. L’analisi è un’attività che deve essere svolta e che deve avvenire a ogni cambio di processo produttivo poiché serve a una corretta classificazione.

Rifiuti speciali in azienda: lo smaltimento finale

Dopi l’analisi del rifiuto, il suo imballo e lo stoccaggio temporaneo si deve passare alla fase di smaltimento finale. Dal preciso momento in cui inizia la fase di deposito temporaneo esistono delle regole protocollari da seguire; se l’azienda produce una quantità inferiore a 30 metri cubi di rifiuti e un massimo di 10 metri cubi di rifiuti pericolosi ha un anno dalla produzione per procedere all’invio negli appositi impianti di smaltimento. È possibile però inviare agli appositi impianti di smaltimento questi rifiuti ogni 3 mesi, senza considerare la quantità prodotta.

Solo una volta terminata l’operazione di smaltimento finale è possibile considerare concluso il ciclo di vita di un rifiuto pericoloso.

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Trasporto merci può diventare più green e sostenibile?

Il settore logistico e del trasporto merci è in Italia una realtà davvero importante, quello che bisogna chiedersi però è se il trasporto merci può davvero diventare più green ed ecosostenibile.

Noi di IT Risorse crediamo che sia davvero possibile lavorando su:

  • Riduzione delle emissioni.
  • Veicoli a zero emissionii.
  • Carico e scarico più efficienti.
  • Condivisione delle risorse e dei trasporti da parte delle aziende.

Questi e non solo dovrebbero essere alcuni dei temi posti al centro della discussione se si vuole non solo rinnovare il sistema dei trasporti italiani ma anche di favorire una transizione ecologica ben pianificata.

Vediamo allora quali sono i punti messi in discussione dal Pnrr e come l’Italia intende portare avanti questa transizione ecologica davvero indispensabile.

Digitalizzazione di porti e interporti

La tecnologia è un valido aiuto in ogni campo ed è per questo che non solo a Livorno, dove la digitalizzazione è già in atto, ma in tutti i porti e gli interporti del nostro paese bisogna adoperarsi per avere la possibilità di una gestione completamente digitale che miri a ottimizzare le risorse e a efficientare la movimentazione delle merci.

Solo in questo modo si potranno avere risultati tangibili e ben ponderati su come migliorare il trasporto merci nel suo complesso. Per questo la digitalizzazione in atto nella PA e in ogni settore deve essere implementata con forza anche nella digitalizzazione di ogni luogo di accesso e partenza merci a livello nazionale e internazionale.

L’addio ai motori endotermici

Secondo quanto stabilito a livello europeo entro la data del 2035 verranno messi fuori produzione tutti i motori endotermici. Secondo i dati internazionali questa sembra essere l’unica proposta ragionevole e fattibile:

  • I veicoli commerciali pesanti emettono il 26% delle emissioni totali.
  • I veicoli commerciali leggeri emettono il 12% delle emissioni totali.

Se a questo viene aggiunto il dato degli acquisti presso ecommerce che hanno subito una crescita esponenziale diventa evidente il bisogno di un trasporto che faccia a meno dei motori endotermici e si basi sull’elettrico e sulle zero emissioni.

Intermodalità tra mezzi di trasporto al servizio dell’ambiente

Per un trasporto merci che possa dirsi davvero sostenibile l’intermodalità tra i diversi mezzi di trasporto come camion, treni, aerei e navi deve essere rafforzata e agevolata al fine di mantenere sempre un servizio efficiente e che possa corrispondere, anche alle esigenze dell’ambiente con minori sprechi e consumi.

Con il potenziamento della rete di trasporto intermodale si potrà portare avanti una selezione accurata dei mezzi di trasporto più idonei per ogni singola spedizione. Il programma previsto dal Governo mira a costruire una forte relazione ferro-gomma così da potenziare i trasporti terresti su rotaia o strada.

Con collegamenti ottimizzati e digitalizzati si potrà rendere l’intero sistema più efficiente e in grado di intervenire tempestivamente.  Il Pnrr ha come obiettivo quello di potenziare la collaborazione fra industrie e gestori di hub intermodali con il preciso scopo di triplicare i volumi delle merci spedite via treno.

Proprio sull’infrastruttura ferroviaria si punta in Italia per avere un trasporto più efficiente e green tanto che dei 25 miliardi di euro previsti dal nuovo piano di sviluppo quasi 24 sono stati distribuiti per potenziare il trasporto su rotaie. Questo anche per adeguare il piano italiano al Sustainable and Smart Mobility Strategy pensata dall’Europa per ridurre del 90% le emissioni di Co2 dovute ai trasporti entro il 2050.

Il trasporto merci ecosostenibile

Il trasporto merci può divenire davvero sostenibile se con un’accurata pianificazione l’Italia riuscirà a mantenere quelli che sono gli obiettivi principali a livello comunitario.

La condivisione degli hub di trasporto, l’intermodalità dei trasporti e l’efficientamento digitale sono i punti più importanti sui quali bisognerà puntare tenendo ben presente che senza veicoli commerciali leggeri o pesanti efficienti e con poche emissioni non si potranno mai raggiungere davvero gli obiettivi prefissati. Proprio per questo a livello internazionale si è deciso di dare lo stop ai motori endotermici e di potenziare in maniera capillare la rete ferroviaria.

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Scenario nazionale del trasporto su gomma delle merci pericolose

Il trasporto delle merci, anche quelle pericolose, è oggi ancora prevalentemente su strada in Italia, i dati ci dicono che infatti il 60% dei trasporti totali avviene tramite gomma.  Per un’organizzazione logistica che miri al green e a condizioni più eque e moderne del trasporto questi dati ci confermano che vi è già un problema di cui discutere.

Se poi cerchiamo di entrare ancora più a fondo alla questione vediamo che i dati e le percentuali che legano lo scenario italiano al trasporto di merci pericolose offre degli spunti ancor più preoccupanti. Andiamo a indagare insieme la questione così da avere una panoramica completa dei dati.

Il trasporto di merci pericolose

Il dato più significativo per la sicurezza dei cittadini e del nostro patrimonio ecologico è che circa il 70% delle merci pericolose viaggia su strada in Tir e camion. Questo transito su gomma crea pericoli e potenziali problematiche sulle quali è importante far luce: i prodotti trasportati sono potenzialmente tossici e si muovono, spesso, in contesti attigui ai centri abitati come:

  • Tangenziali.
  • Raccordi.
  • Autostrade.

E il pericolo aumenta sempre di più quando si vengono a configurare situazioni di traffico intenso.  Le situazioni potenzialmente pericolose, in questo modo, possono essere più frequenti e si rischia di mettere a rischio troppe persone.

Ma come salvaguardare il trasporto merci dando spazio a una visione più controllata e sicura?

Quali soluzioni esistono?

Oltre a intensificare il trasporto di merci su rotaia e mare è possibile anche a gestire i flussi di traffico per una visione più olistica e a tutto tondo del trasporto delle merci pericolose. Non vi è solo bisogno di una stringente regolazione e di misure cautelari efficaci ma anche di un efficientamento di tutto il processo di trasporto.

Bisogna partire da un adeguamento di quelle che sono le rotte di trasporto più usuali ripensandone la segnaletica e la sicurezza. Il trasporto inoltre deve seguire una pianificazione di percorsi e orari atti a non incontrare traffico, a non generare condizioni di potenziale pericolo.

Così facendo, inoltre, ne beneficia l’ambiente urbano e la vita quotidiana di tutti! Eliminando il traffico si possono trasportare prodotti pericolosi senza che questi vengano in contatto con gli altri e per di più si salvaguarda l’ambiente dalle eccessive emissioni.

Esistono soluzioni come Mobility DataLab pensato da InfoBlu e Octo Telematics che rendono tutto questo possibile e noi di IT Solution speriamo che sempre di più si intervenga in maniera strategica nella pianificazione ancor prima che nel trasporto delle merci.

Scenario nazionale: un quadro della situazione

Deve essere completamente ripensato lo scenario del traporto merci in Italia attraverso soluzioni mirate e che puntino a intensificare il trasporto su ferro. Tutto questo è davvero importante se si valutano i dati:

  • Oltre il 60% dei trasporti totali avviene su gomma;
  • Oltre il 70% dei trasporti di merci pericolose avviene su strada.

Tutto questo deve cambiare e non solo attraverso l’attenzione posta dalle strutture e le regole stringenti per il trasporto sul territorio nazionale ma anche attraverso il ripensamento logistico. Dati e flussi del traffico devono essere controllati costantemente, così come si devono ripensare i tempi di trasporto e i percorsi per fare in modo che i professionisti che si muovono su strada con merci di questo tipo possano avere la massima efficienza possibile.

Questo vuole anche dire non generare condizioni pericolose che possono trasformarsi in vere e proprie tragedie come l’incidente di Bologna che ha causato 70 feriti e un morto quando due tir colmi di materiale infiammabile si sono scontrati. Il nostro auspicio non è solo che l’intero sistema sia più efficace ed efficiente ma anche che vengano posti al primo piano la sicurezza dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente quando si trasportano materiali pericolosi e/o inquinanti.

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Tecnologia per la Logistica: le startup da tenere d’occhio

La trasformazione digitale dell’industria ha coinvolto inevitabilmente anche il settore della logistica. A partire dalle idee sull’automazione, la logistica 4.0 è diventata ormai la naturale evoluzione di uno dei settori più importanti della società.

Quello che, invece, resta sempre uguale è, senza alcun dubbio, l’obiettivo primario del settore: fare in modo che il cliente riceva quanto necessario in maniera veloce ed efficiente. In questo senso, le prerogative restano le stesse sia per la logistica in entrata che in uscita, i due momenti cruciali dell’intero processo.

Le due sottocategorie della logistica si occupano rispettivamente di fornitura dei materiali, trasporto, immagazzinamento e della raccolta e distribuzione fino al cliente. Nell’ambito della logistica, poi, rientrano anche tutte le fasi relative all’imballaggio, alla gestione delle scorte, all’evasione degli ordini e immagazzinamento.

La tecnologia intelligente di ultima generazione è in grado di semplificare i processi e mantenere un buon equilibrio tra le funzioni in entrata e in uscita, senza dimenticare le fasi intermedie di gestione. Ci sono alcune soluzioni di logistica 4.0 che facilitano questi processi e che rappresentano un ausilio oggi innovativo e presto indispensabile per migliorare l’intero sistema. Vediamo quali sono.

Le soluzioni tecnologiche per la logistica 4.0

La logistica consiste nella perfetta pianificazione del flusso di stoccaggio delle materie prime o di altri prodotti il cui obiettivo ultimo è la piena soddisfazione del cliente. Affinché la logistica possa dirsi efficiente questa si deve evolvere e variare insieme ai processi industriali. La logistica 4.0 si è diffusa nel 2011 e corrisponde a un concetto di adattamento progressivo a un nuovo criterio di produzione. In pratica non esiste una definizione chiara di che cos’è la logistica 4.0, ma questa spesso si può esprimere come la pianificazione del flusso di stoccaggio per soddisfare le esigenze del cliente.

I cambiamenti principali introdotti riguardano essenzialmente l’automazione e la combinazione dei processi logistici manuali con quelli automatici. Diversi sono anche gli strumenti utilizzati che sono connessi tra loro, mentre i dati e la loro raccolta diventano il fulcro stesso del processo decisionale. I principali trend del settore si possono riassumere quindi in:

  • Intelligenza artificiale e internet of things applicata alle connessioni della catena di fornitura e finalizzata alla riduzione dei costi generali di gestione.
  • Raccolta dei big data finalizzata alla previsione dei trend di mercato.
  • Automazione e processi robotici che migliorano il lavoro di routine e rendono i processi più economici.
  • Attenzione particolare alla sostenibilità, un trend che coinvolge il settore a livello globale e che è destinato influenzare il settore logistico abbattendo le emissioni di CO2 del sistema intero.
  • Guida autonoma e consegne innovative, con droni che saranno in grado di effettuare consegne anche fino a 3 chili.

I benefici della logistica 4.0

Le aree maggiormente toccate dalle innovazioni tecnologiche all’interno della logistica 4.0 sono la produttività generale, poiché una movimentazione intelligente delle materie prime e dei prodotti finiti migliora anche la qualità della produzione. Inoltre, proprio grazie alla raccolta dei dati diventa possibile avere una tracciabilità maggiore.

Le startup innovative del settore logistica 4.0

Per noi di IT Risorse è importante darti una panoramica del settore quanto più completa possibile, ecco perché adesso vogliamo parlare delle innovazioni all’interno del settore provengono principalmente dalle startup che intendono migliorare e facilitare la gestione dei processi in logistica. In Italia, non siamo da meno rispetto ai progressi tecnologici e in particolare 3 sono le startup che hanno apportato un contributo progressivo in questo ambito:

  1. GEL Proximity è un’azienda proveniente dal Politecnico di Milano e fondata nel 2019 da Lorenzo Maggioni, Damiano Frosi e Valerio Bevilacqua. GEL Proximity ha sviluppato una tecnologia che permette la consegna dei prodotti acquistati online nei punti di ritiro presenti in tutta Italia.
  2. Cargup è stata fondata da Enzo Tucci, Vito Carella, Dwight Leone e Builder4app, che punta a digitalizzare i processi del trasporto su gomma. Si tratta di una piattaforma B2B in cloud che mette in relazione aziende, spedizionieri e trasportatori migliorando le condizioni lavorative e riducendo le emissioni di C02 riducendo i viaggi a vuoto.
  3. Milkman lavora sempre sulla fase di consegna a domicilio su appuntamento, ed è stata co-fondata da Antonio Perini e Tommaso Baù nel 2015.

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Lavorare nella logistica: quali sono le figure e le competenze più richieste

La logistica è oggi uno degli ambienti di business in maggiore espansione e che ha le potenzialità per creare posti di lavoro e professionalità diverse. In questo articolo andiamo a esplorare, insieme, quelle che sono le figure più richieste in questo campo e quali skill vengono considerate indispensabili.

In questo modo chiunque potrà avere una visione completa di questo ambito lavorativo e sarà davvero più semplice e intuitivo capirne le immense potenzialità.

Quali sono le figure lavorative più richieste nella logistica moderna

Iniziamo con il trattare quelle che sono le professionalità più richieste del settore. Sebbene non sia semplice fare una classifica è importante mettere in luce quali sono i professionisti oggi più ricercati nel mondo della logistica.

Responsabile di magazzino

Le figure che possiedono leadership e competenze necessarie per supervisionare e pianificare le attività di un magazzino sono oggi tra le più ricercate. Questo anche in visione delle nuove normative green e dell’attenzione all’evitare gli sprechi.

Chi ha competenze nell’ottimizzazione degli spazi e capacità di efficientare il lavoro all’interno dell’ambiente del magazzino è tra le figure più richieste in assoluto. A questa figura è demandato il compito di:

  • Dirigere.
  • Coordinare.
  • Supervisionare.

Tutte le attività riguardanti l’approvvigionamento, il rifornimento, lo stoccaggio e la distribuzione di materiali e prodotti.

Traffic Manager

Questa figura deve essere in grado di distribuire i trasporti assegnandoli agli autisti. Questo tipo di professionista nel futuro avrà sempre più importanza e soprattutto in previsione dell’efficientamento logistico dei trasporti che sempre di più dovrà contare su interoperabilità tra diversi settori, condivisione degli spazi e precisione nelle consegne per evitare sprechi e costi eccessivi.

Il traffic manager è sempre stata una figura di spicco della logistica ma oggi grazie all’implementazioni di supply chain e soluzioni digitali e smart sta acquisendo nuove competenze che possono essere sfruttate per inserirsi nel settore.

Autisti e conducenti

Autisti e conducenti rimangono ancora oggi la spina dorsale della logistica; eppure, sono sempre di meno gli autotrasportatori presenti sul territorio nazionale.

Con l’evoluzione del settore e con l’attenzione alle problematiche ambientali e con il bisogno impellente di movimentare le merci questa professionalità è di sicuro tra le più richieste del momento.

Supply Chain Manager

Il responsabile dell’organizzazione e della gestione di ogni singola attività della catena di distribuzione è tra i professionisti qualificati più ricercati al momento.

Quello che si ricerca da una figura professionale di questo tipo è l’integrazione delle operazioni a livello di flussi di materiali e informazioni partendo da:

  • Fornitori.
  • Centri di produzione.
  • Operatori logistici.
  • Punti vendita.
  • Clienti finali.

Quali sono le competenze richieste nel settore della logistica

Le competenze richieste per lavorare in questo settore sono molte e possono spaziare in moltissimi ambiti tuttavia alcune skill sono più gradite di altre come la capacità di lavorare per obiettivi e quella organizzativa. È davvero importante nel settore della logistica avere una mente organizzata, capace di capire quali sono le azioni da svolgere basandosi sulle effettive priorità.

La pianificazione è un elemento fondamentale per strutturare il lavoro durante i suoi picchi ma anche per mantenere efficiente ogni singolo ingranaggio durante tutto il processo e in qualsiasi momento.

Nella supply chain è poi richiesta la capacità di lavorare in team, sebbene sia utile in qualsiasi settore, nella logistica è davvero di fondamentale importanza saper lavorare in accordo con ogni singolo reparto.

Lavorare nel settore della logistica: un quadro generale

Come abbiamo visto un approccio matematico alla vita e la continua formazione nell’ambito della tecnologia sono la base che contraddistingue chiunque voglia oggi entrare a lavorare in un ambiente che si sta rinnovando giorno dopo giorno e che noi di IT Risorse speriamo possa diventare sempre più green ed efficiente.

Il lavoro è particolarmente richiesto a qualsiasi livello di competenza, soprattutto per via dell’esplosione esponenziale degli e-commerce, e questo è un vero e proprio vantaggio per chi vuole inserirsi nel mercato

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Cos’è il RENTRi?

Lo smaltimento e la tracciabilità dei rifiuti è uno degli argomenti più importanti nell’agenda se si vuole parlare di economia sostenibile e di un approccio consapevole ai problemi di inquinamento del pianeta. Proprio per questo noi di IT Risorse aspettavamo davvero con ansia di poter vedere in azione il RENTRi o Registro Elettronico Nazionale sulla Tracciabilità dei Rifiuti, il nuovo modello che dovrà sostituire il SISTRI.

Finalmente si da voce al bisogno di applicare al settore ambientale ed ecologico la stessa digitalizzazione che si sta sviluppando in tutte le aree della PA e al bisogno di attuare le direttive europee in questo ambito. Per fornirti un quadro completo e ben esaustivo su questo argomento oggi andremo a indagare tutte le principali novità introdotte dal nuovo registro elettronico e cercheremo di capire, insieme, come funziona.

Cos’è il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti

Il RENTRi è il nuovo registro digitale che terrà traccia di tutti i documenti riguardanti la tracciabilità dei rifiuti. Uno dei più importanti passi avanti è proprio il passaggio dal cartaceo al digitale, questo comporterà diversi benefici:

  • Un ambiente più smart entro il quale muoversi.
  • Maggior facilità di controllo.
  • Riduzione degli sprechi e protezione dell’ambiente.

Con il nuovo prototipo di registro il passaggio a una gestione informatica della tracciabilità e della gestione dei rifiuti diverrà obbligatorio per ogni realtà e non sarà più solo discrezionale.

Qual è la struttura del RENTRi?

Entriamo più nel dettaglio e cerchiamo di capire quali saranno le sezioni che effettivamente sono presenti nel nuovo registro nazionale dei rifiuti.

La struttura su cui si basa la piattaforma sarà composta da due macro-sezioni ovvero quella Anagrafica, che raccoglierà tutti i dati degli iscritti nonché le autorizzazioni ambientali, e la sezione dedicata alla Tracciabilità dove verranno raccolti tutti i dati riguardanti i rifiuti, il loro trasporto e lo smaltimento.

Chi gestirà il RENTRi?

La gestione del nuovo registro elettronico sarà di diretta responsabilità del Ministero della Transizione Ecologica e prevederà la gestione completamente digitalizzata dei formulari di identificazione dei rifiuti e dei registri di carico e scarico.

Il compito più importante del registro, che IT Risorse spera sia implementata il più possibile, sarà quello di garantire una trasmissione in tempo reale e continua a quelli che sono gli organi di vigilanza preposti alla gestione dei rifiuti.

Chi dovrà iscriversi al RENTRi?

Secondo quanto è possibile intuire i soggetti obbligati ad aderire al nuovo registro nazionale saranno gli stessi che oggi hanno obbligo di legge alla compilazione di:

  • MUD.
  • Formulari origine dei rifiuti.
  • Registri di carico e scarico.

I soggetti ai quali ad oggi è fatto obbligo di iscrizione sono le imprese e gli enti di rifiuti pericolosi, tutti i soggetti abilitati al recupero e allo smaltimento dei rifiuti. Inoltre, dovrà iscriversi chiunque effettua a titolo professionale l’attività di trasporto e raccolta dei rifiuti, gli enti, i consorzi e le aziende che si occupano di riciclaggio e recupero dei rifiuti.

Infine; commercianti e intermediari di rifiuti di qualsiasi natura e genere (anche senza detenzione).

Il prototipo del RENTRi: facciamo il punto della situazione

Il nuovo registro deve essere visto come una splendida opportunità di dare il via a una vera economia circolare basata sulla tracciabilità, la trasformazione e il riuso dei rifiuti di ogni tipo.

Uno smaltimento consapevole permetterà di salvaguardare il futuro del pianeta e l’ecosistema nel quale viviamo. Il termine della sperimentazione del programma sarebbe dovuto terminare nel 2021 ma in realtà non esiste ancora una data certa per l’entrata in vigore anche se si presume e si spera sia entro e non oltre l’inizio del 2023.

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Autotrasporti e sicurezza stradale: consigli utili

La professione del camionista è sicuramente tra le professioni dove bisogna prestare maggiormente attenzione ai rischi. Passare così tante ore su strada può risultare non solo dannoso per la salute in generale, ma può portare spesso a dover fare i conti con situazioni rischiose, a dover prestare attenzione costante evitando di incorrere in situazioni di noia o di stress che abbassano i livelli di attenzione e la soglia di risposta agli stimoli.

Il camionista è un professionista in grado di destreggiarsi nelle più diverse situazioni e spesso deve riuscire da solo a capire come affrontare meglio la guida acquisendo una maggiore sicurezza.  Esistono dei consigli utili che permettono agli autotrasportatori di viaggiare in sicurezza e molti di questi provengono direttamente dall’esperienza diretta dei lavoratori.

Spesso anche la posizione e la postura contribuiscono all’acquisizione di una sicurezza maggiore. Inoltre, permettono ai guidatori di non avere problemi alla bassa schiena o dolori fisici. Vediamo quindi alcuni consigli utili per aumentare la sicurezza su strada degli autotrasportatori.

La sicurezza su strada: le regole generali

Quando si tratta di guidare, i camionisti sanno che esistono regole imprescindibili. Tra queste, le regole della circolazione sono importantissime e vanno sempre rispettate poiché ne vale la vita stessa degli automobilisti.

Guidare in condizioni psicofisiche ottimali è assolutamente d’obbligo, ed è incluso anche il riposo. Sì, perché i colpi di sonno, la noia, la stanchezza, possono portare a distrazioni e problemi di disattenzione che possono rivelarsi fatali.

Per questo motivo è essenziale prendere delle pause, prendere un momento di riposo se necessario, scendere dal camion e sgranchire le gambe più volte possibile. Tutto affinché siano preservate le prestazioni ottimali di guida.

La cura del camion: le responsabilità del camionista

Ogni camionista ha la responsabilità di mantenere idonee le prestazioni del proprio camion. Questo perché il mezzo di trasporto deve essere sempre efficiente, prestante e perfettamente funzionante in ogni sua parte.

La manutenzione ordinaria del veicolo è infatti piena responsabilità del conducente che deve prestare particolare attenzione, in termini di sicurezza stradale, a diverse situazioni:

  • Il bloccaggio delle ruote in fase di sosta, per assicurarsi che il veicolo non si muova quando il guidatore non è presente.
  • Il corretto fissaggio del carico anche è una delle responsabilità del guidatore, poiché questo deve evitare cadute o ribaltamenti e deve essere ben fissato in fase di carico.
  • Aggancio e sgancio del veicolo in maniera corretta, una fase in cui possono avvenire diversi incidenti.

Queste sono solo alcune fasi del lavoro del camionista in cui è necessario prestare la massima attenzione per non avere spiacevoli sorprese. Un’altra prerogativa riguarda la capacità del camionista di far fronte alla manutenzione dei componenti del camion, come ad esempio le ruote, i livelli di acqua e olio, e quant’altro, che permettono al professionista di arrivare a destinazione in perfetta autonomia e sicurezza.

Consigli di sicurezza per camionisti: la posizione

Un altro fattore che influisce sulla sicurezza dell’autotrasportatore è la postura all’interno del veicolo. La posizione di guida infatti deve essere corretta, con il sedile alla giusta distanza, con mani e piedi che possono eseguire liberamente diverse funzioni, come cambiare marcia, girare il volante, etc.

Anche il poggiatesta ha un ruolo fondamentale per la sicurezza dell’autotrasportatore, poiché la sua funzione è quella di evitare il cosiddetto colpo di frusta e quindi evitare conseguenti danni fisici. Inoltre, bisogna controllare la posizione degli specchietti retrovisori, posizionati in modo tale da evitare eventuali angoli morti. Questi sono piccoli accorgimenti fondamentali per la comodità alla guida e la serenità del conducente che così potrà tenere tutta la situazione sotto controllo.

La posizione ideale è sicuramente quella che consente al camionista di stare abbastanza lontano dal volante, ma non troppo, l’importante è che le braccia siano leggermente piegate e non tese, e il sedile posizionato a 25°, il tanto che basta per non sforzare troppo gli arti superiori e per non far accusare dolore al collo.

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Camionista: pro e contro di questa professione

Quella del camionista è una professione circondata da un alone di mistero, spesso sottovalutata ma che risulta davvero importante per la vita economica del Paese. La vita di un camionista è tutt’altro che facile: lontano da casa per molto tempo, se non si sta attenti può provocare problemi di salute legati alla sedentarietà e poi… tante ore solitarie. Trasportare merci su strada da una parte all’altra del territorio non è certo un mestiere privo di rischi e spesso le responsabilità di cui sono caricati i conducenti di mezzi pensanti non sono poche.

Sono sempre meno i giovani e giovanissimi che si lasciano attrarre da questa vita on the road, secondo i dati del Ministero dei Trasporti quasi il 50% degli autotrasportatori ha oltre 50 anni e sono solo lo 0,4% i professionisti che hanno meno di 24 anni. Eppure, scegliere questa professione può essere un azzardo vincente per coloro che sono attratti dall’avventura di una vita sempre in movimento e dai numerosi vantaggi che si possono ricavare da un mestiere come questo.

Il trasporto di merci su strada resta un servizio indispensabile per raggiungere tutti i luoghi disseminati lungo il territorio; inoltre, il camionista non è solo colui che guida il veicolo da un magazzino ad un altro, le sue funzioni sono molteplici e interessanti.

Il panorama che si sta configurando e che vede questo lavoro solo come un insieme di preoccupazioni deve essere ridimensionato dalle giuste notizie e noi vogliamo fare in modo che tutti possano avere il giusto quadro della situazione, vediamo quindi quali sono i principali pro e contro della professione di camionista.

I pro e i contro della professione del camionista

Spesso si pensa ai camionisti riferendosi principalmente agli uomini, eppure le donne che scelgono questa professione sono sempre di più. Il lavoro del camionista possiede un fascino senza tempo: un camionista è una persona che non ha problemi a stare per conto proprio e per molto tempo, che sperimenta la vita della strada senza paura, che ama la musica, non si spaventa a guidare di notte e che ha la possibilità di vedere moltissimi posti diversi, incontrare persone di tutti i tipi e formare forti legami.

Un lavoro come questo sebbene comporti alcuni sacrifici può davvero essere la scelta giusta per i giovani lavoratori che vogliono:

  • Mettersi alla prova.
  • Poter decidere del proprio lavoro autonomamente.
  • Avere una posizione che comporta tanti oneri ma anche molte gratificazioni a livello personale.

Un altro indubbio vantaggio del fare il camionista risiede nella possibilità di avere uno stipendio piuttosto alto rispetto alla media, sempre in base all’azienda per cui lavora e il grado di esperienza, mentre c’è il fattore autonomia che non va mai sottovalutato. Un camionista può anche acquistare un proprio mezzo e mettersi a disposizione come indipendente alle aziende.

Lo stipendio del camionista aumenta in base alla distanza da percorrere e alla tipologia di trasporto, se internazionale o nazionale, oppure se si tratta di mezzi con carichi speciali che necessitano di massima cura ed esperienza. Fare il camionista è un mestiere duro, come lo sono molti altri e in Italia sappiamo che potrebbe venir remunerato in modo migliore, come succede per esempio in Inghilterra ma può essere l’inizio di un grande percorso di imprenditoria personale, un modo di investire su sé stessi e sui propri sacrifici.

Certo, non possiamo dire che vi siano solo vantaggi: questa professione può avere degli svantaggi che dipendono dalle modalità in cui ci si approccia alla professione, alle lunghe ore su strada, alla mancanza degli affetti.

Il ruolo del camionista: tutto quello che c’è da sapere

Per finire facciamo un po’ di luce su questo mestiere che è davvero più complesso di quello che appare! Il mito del camionista fuori forma e ostile è ormai da considerare uno stereotipo passato: oggi i camionisti riescono a gestire le loro ore di lavoro in maniera sapiente, a fare movimento e mangiare sano, che fa bene alla salute sia fisica che mentale, e a trascorrere meglio il tempo a casa.

Ecco perché fare luce su tutte quelle che sono le responsabilità di un mestiere fondamentale per la nostra economia diventa davvero importante: un autotrasportatore è un guidatore di mezzi di trasporto pesanti come autocarri e veicoli speciali selezionati dalle aziende di autotrasporto.

Ma il mestiere del camionista non è solo questo: le condizioni del veicolo devono sempre essere controllate dal camionista stesso, che si occupa della manutenzione ordinaria delle parti del camion per ottenere una guida performante e sicura in ogni situazione. Per far questo, il camionista controlla i livelli dell’olio, il carburante e supervisiona lo stato degli pneumatici insieme ai tecnici dell’officina dedicata.

Un’altra funzione indispensabile del camionista riguarda il controllo delle carte e dei documenti di viaggio che si occupa di compilare e di conservare durante il tragitto in caso di controlli. Anche il tragitto viene accuratamente selezionato in base alle tempistiche di consegna, mentre si occupa del controllo delle azioni di carico e scarico merce. A volte alcuni camionisti hanno anche il compito di occuparsi dello scarico e della consegna della merce.

Un compito importantissimo che viene affidato al camionista è quello della pulizia del camion: il mezzo di trasporto, soprattutto per viaggi lunghi, diventa per il camionista come una seconda casa, uno spazio che va ottimizzato e gestito con cura, nonché pulito a dovere. Alcuni camionisti arredano la loro cabina proprio per avere sempre tutto a portata di mano e trascorrere delle ore in un ambiente familiare, accogliente e confortevole.

Ogni camionista esegue un totale di ore di guida e altre di sosta registrate direttamente sul cronotachigrafo. Rispettare le ore di riposo è fondamentale per qualsiasi camionista, poiché si tratta di una professione che richiede una buona dose di attenzione e di vigilanza sulla strada, una prerogativa indispensabile per salvaguardare la propria e la vita degli altri automobilisti.

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Ristoranti dei Camionisti: leggenda o consolidata realtà?

Da sempre si è detto che laddove vi è fuori un rimorchio allora in quel locale si mangerà davvero bene, noi non crediamo sia una leggenda. Chi viaggia spesso sa dove godersi un pasto quando non se ne è portato uno da casa. Ecco perché nacque la guida Michelin: il produttore di gomme sapeva che laddove si fermavano i camionisti ecco che si era trovato un ristorante davvero eccellente.

Quello che devi tener conto è che quella che vogliamo fare oggi non è una classifica ma una lista di alcuni dei locali più interessanti che abbiamo trovato.

Sei ristoranti dove fermarsi

Vediamo allora alcuni dei ristoranti che abbiamo selezionato, per non fare eccezioni abbiamo deciso di portare esempi da tutta la parte della Penisola. Li abbiamo selezionati grazie a quelle che sono le dirette recensioni dei camionisti più incalliti, gli uomini e le donne che ogni giorno percorrono la strada.

  • Ristorante Padre Pio. Questo ristorante si trova a Torano di Castello, in Calabria. I suoi prodotti sono locali e per chi ama il gusto del mare e la carne e poi l’olio evo prodotto direttamente in casa.
  • Trattoria del Camionista. A Vado Ligure si trova la Trattoria del Camionista, sull’Aurelia laddove si fermano i camionisti questo piccolo angolo di paradiso culinario. La cucina e il ristorante sono gestiti da un camionista in pensione ed è per questo che sanno come trattare chi viaggia spesso e non solo chi si trova lì di passaggio per godere di ottimo cibo e liquori fatti in casa.
  • Autogrill. Se qualcuno vuole cercarlo questo locale esiste dal 1953 a Montesilvano e ha vinto perfino una causa con la nota catena dimostrando di aver adottato quel nome ben prima di loro. Non è davvero facile lasciarsi sfuggire tutti i piatti che questo locale ha a disposizione dalla carne al pesce.
  • Il Cavallino Bianco. A Barberino del Mugello con specialità Toscane e selvaggina vi è uno dei più rinomati e mitici locali per i camionisti incalliti: ecco che troverai il luogo migliore del mondo al Cavallino Bianco.
  • Pilotto. Piatti di pasta fatta in casa, lasagne e paste al forno: qui chi si ferma che sia un camionista oppure un semplice avventore può gustare solo la genuinità della cucina. Il ristorante è fatto proprio per i camionisti tanto da avere un parcheggio capace di ospitarne almeno 300 e moltissime macchine. Qui si è vicinissimi al Lago di Garda e le trote sono buonissime.
  • Il Ristorantino. Sulle Alpi a Courmayeur si trova questo angolo di paradiso in terra qui potrai gustare le eccellenze locali e tantissime opzioni per chi predilige il gusto della carne. Per rimanere in tema di camionisti qui la carne cotta alla brace è una specialità unica a cui non potrai resistere.

Queste sono le nostre opzioni ma tu non esitare a scoprirne altre mentre ti trovi per strada e viaggi: solo così potrai godere della vera e propria cucina tradizionale italiana.

I ristoranti dei camionisti: il punto della situazione

Quelli che abbiamo selezionato sono solo alcuni dei luoghi prediletti da chi guida su ruote e viaggia in tutta Italia. Trova quello che più si adatta alle tue esigenze, scoprine di nuovi ma soprattutto impara a capire che laddove gli ingredienti sono genuini e gli automobilisti tanti lì è dove si mangia davvero bene.

Concludiamo quindi con un consiglio se vuoi trovare altri ristoranti e trattorie che facciano al caso tuo non esiste solo la guida Michelin ma anche tante altre guide sono nate per farti affacciare al mondo della cucina e dei migliori luoghi dove mangiare. Ecco perché vogliamo consigliarti alcuni libricini che dovresti tenere sul cruscotto del tuo camion o della tua auto come quella del Touring Club Italiano e poi quella di Fuoricasello.

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Gestione e rigenerazione degli scarti industriali

IT Risorse sostiene il passaggio a un’economia di tipo circolare che, a differenza di quella odierna e di tipo lineare, prevede la produzione e il consumo attraverso strategie efficaci di riuso insieme alla rigenerazione di quelli che sono gli scarti industriali.

Questa condizione di riusabilità risulta essere indispensabile per il bene dei cittadini e del pianeta, e per raggiungere la carbon neutrality di cui abbiamo bisogno. Inoltre, ciò che è importante tener presente è che in questo modo quello che prima era un costo di smaltimento e trasporto nettamente passivo oggi può produrre nuove risorse economiche, oltre che un minor impatto sul pianeta.

4 esempi virtuosi di rigenerazione degli scarti industriali

In Italia esistono start-up e aziende consolidate che si stanno muovendo in questo campo e che possono essere definite come case study molto interessanti per coloro che vogliono approfondire la logica di un’economia sostenibile. Proprio per questo abbiamo selezionato quattro esempi che a nostro avviso sono molto interessanti e virtuosi.

La carta che evita il consumo di legno

La Cartiera Favini è da anni impegnata nella lotta al consumo di foreste vergini ed è per questo che ha selezionato e creato metodi innovativi per generare carta dall’alga carta usando le alghe infestanti della laguna di Venezia.

Questo e non solo perché sono nati prodotti che utilizzano gli scari delle lenticchie e del mais, in questo modo in un’ottica di consumo, riciclo e nuova vita l’azienda ha collaborato con Pedon produttrice di cereali per creare un binomio vincente per entrambe le realtà. Oggi la nuova frontiera esplorata è quella della carta Refit che utilizza scarti e sottoprodotti della lana e del cotone.

Perché ti citiamo questa azienda? Facile a dirsi: il suo operato ci insegna che all’interno di una logica sostenibile le aziende possono collaborare, sostenersi e non solo. Laddove un’azienda deve smaltire rifiuti un’altra può dar loro nuova vita.

Un nuovo uso degli scarti alimentari

Si chiama Hilife il progetto di collaborazione tra l’Università di Salerno e quella di Messina con le aziende alimentari del territorio per riposizionare gli scarti creati dalla lavorazione industriale dei prodotti agricoli. In particolare, vengono presi in considerazione gli scarti di tre filiere fondamentali della dieta mediterranea come olio, latte e agrumi, che vengono recuperati in maniera sapiente per divenire prodotti di tipo salutistico.

Che si tratti di creme e cosmetici, oppure di alimenti funzionali o nutraceutici, lo scarto diviene un ingrediente utile alla filiera e permette di rientrare in maniera efficiente dei costi: in pratica si vengono a creare nuovi prodotti senza utilizzare le materie prime, facendo così un favore anche alla Terra.

Gli scarti dell’industria alimentari possono spesso contenere delle proprietà nutritive di alto valore che non sono destinate all’alimentazione ma che possono essere reimpiegate da aziende con idee innovative e all’avanguardia.

Le cannucce ecologiche

L’azienda Garofalo, produttrice di pasta di alta qualità è dal 2015 che sta sperimentando processi di produzione di cannucce ecologiche che possano far dismettere l’utilizzo della plastica. La Garofalo ha inventato delle cannucce di pasta: ecosostenibili e facili da smaltire che utilizzano per di più quella quota di pasta che andrebbe scartata durante la lavorazione. In questo modo hanno evitato lo spreco alimentare, lo smaltimento di rifiuti e generato un business profittevole mettendo davvero in moto un processo di economia circolare virtuoso e intelligente.

Gli agrumi possono creare fibre per tessuti

L’azienda OrangeFiber con sede a Catania e in collaborazione con il Politecnico di Milano ha brevettato a livello internazionale un processo produttivo che permette agli scarti alimentari della coltivazione di agrumi.

Da questi prodotti si estrae la cellulosa e da essa si generano filati che possono cambiare il mondo dell’industria della moda passando dal fast fashion alla creazione green e consapevole. Questo è davvero un modo intelligente e interessante di pensare al riuso di prodotti che possono cambiare completamente forma e utilizzo.