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Rifiuti speciali in azienda: come smaltirli

Una corretta gestione e smaltimento dei rifiuti speciali è di estrema importanza per tutte le aziende che vogliono ridurre il proprio impatto sul pianeta e contribuire a contrastare l’inquinamento ambientale

Prima di entrare nello specifico è importante capire cosa sono i rifiuti speciali, solo in questo modo è possibile gettare luce sull’importanza di un loro corretto smaltimento.

IT Risorse lavora al fianco di tutte le imprese e vogliamo, sempre, essere certi che si capisca l’importanza di una gestione dei rifiuti, siamo sicuri che la nostra parte nella lotta all’inquinamento ambientale inizi da una corretta divulgazione ed educazione sulle norme e procedure di smaltimento dei rifiuti pericolosi.

Questo tipo di rifiuto è differenziato rispetto a quello urbano ed è generalmente prodotto da aziende e industrie, spesso deriva da attività di:

  • Costruzione e/o demolizione.
  • Dalla ricerca medica e da quella veterinaria.
  • Da macchinari e combustibili.
  • Da lavorazioni industriali.
  • Da aziende e attività agro-industriali e agricole.

Infine, è importante sapere che tutti i produttori di rifiuti speciali hanno l’obbligo di avere un registro di carico e scarico accurato sia a livello qualitativo che quantitativo.

Il registro di scarico e carico

Come abbiamo visto per una corretta gestione di questo tipo di rifiuti è obbligatorio avere un registro accurato, questo lo stabilisce il decreto di legge 152/2006, precisamente all’articolo 190. Tutte le informazioni riguardanti i rifiuti speciali devono essere annotate entro 10 giorni dalla produzione del rifiuto e dal suo scarico.

Le informazioni sono di tipo:

  • Quantitativo, ovvero il volume di rifiuti prodotti.
  • Qualitativo, ovvero riguardante la tipologia.

I registri devono essere aggiornati e disponibili in qualsiasi momento vi sia richiesta dall’autorità di controllo.

Stoccaggio e trasporto

Lo stoccaggio e il deposito temporaneo, prima del trasporto, devono rispettare non solo tutte le normative vigenti ma anche avere un imballo completo e un’etichettatura comunicante le sostanze pericolose contenute all’intero. Questo perché il trasporto può avvenire esclusivamente all’interno di appositi colli che distinguano gli scarti in base a tutte le loro informazioni.

È bene ricordare che le aree di gestione di questo tipo di rifiuti devono essere ben delimitate e contrassegnate: questo serve a evitare contatti indesiderati con questo tipo di sostanze e a controllare la dispersione di tali sostanze nell’ambiente. Rispettare questi protocolli è di fondamentale importanza poiché i rifiuti pericoloso hanno diverse sostanze ritenute inquinanti e l’obiettivo aziendale principale, sia in fase di raccolta che smaltimento, è quello di ridurne la pericolosità quanto più possibile.

Vediamo adesso l’etichettatura corretta cosa deve contenere:

  • Codice CER.
  • Numero ONU.
  • Etichetta R.
  • Quelle che sono le varie etichette di pericolo.
  • I marchi accurati per l’esposizione come “pericoloso per l’ambiente”.

Per ogni tipologia di rifiuto deve sempre essere presente la sua analisi, in questo modo è possibile definire la sua pericolosità e quindi prevedere un sistema efficace di smaltimento e gestione dello stesso. L’analisi è un’attività che deve essere svolta e che deve avvenire a ogni cambio di processo produttivo poiché serve a una corretta classificazione.

Rifiuti speciali in azienda: lo smaltimento finale

Dopi l’analisi del rifiuto, il suo imballo e lo stoccaggio temporaneo si deve passare alla fase di smaltimento finale. Dal preciso momento in cui inizia la fase di deposito temporaneo esistono delle regole protocollari da seguire; se l’azienda produce una quantità inferiore a 30 metri cubi di rifiuti e un massimo di 10 metri cubi di rifiuti pericolosi ha un anno dalla produzione per procedere all’invio negli appositi impianti di smaltimento. È possibile però inviare agli appositi impianti di smaltimento questi rifiuti ogni 3 mesi, senza considerare la quantità prodotta.

Solo una volta terminata l’operazione di smaltimento finale è possibile considerare concluso il ciclo di vita di un rifiuto pericoloso.

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Scenario nazionale del trasporto su gomma delle merci pericolose

Il trasporto delle merci, anche quelle pericolose, è oggi ancora prevalentemente su strada in Italia, i dati ci dicono che infatti il 60% dei trasporti totali avviene tramite gomma.  Per un’organizzazione logistica che miri al green e a condizioni più eque e moderne del trasporto questi dati ci confermano che vi è già un problema di cui discutere.

Se poi cerchiamo di entrare ancora più a fondo alla questione vediamo che i dati e le percentuali che legano lo scenario italiano al trasporto di merci pericolose offre degli spunti ancor più preoccupanti. Andiamo a indagare insieme la questione così da avere una panoramica completa dei dati.

Il trasporto di merci pericolose

Il dato più significativo per la sicurezza dei cittadini e del nostro patrimonio ecologico è che circa il 70% delle merci pericolose viaggia su strada in Tir e camion. Questo transito su gomma crea pericoli e potenziali problematiche sulle quali è importante far luce: i prodotti trasportati sono potenzialmente tossici e si muovono, spesso, in contesti attigui ai centri abitati come:

  • Tangenziali.
  • Raccordi.
  • Autostrade.

E il pericolo aumenta sempre di più quando si vengono a configurare situazioni di traffico intenso.  Le situazioni potenzialmente pericolose, in questo modo, possono essere più frequenti e si rischia di mettere a rischio troppe persone.

Ma come salvaguardare il trasporto merci dando spazio a una visione più controllata e sicura?

Quali soluzioni esistono?

Oltre a intensificare il trasporto di merci su rotaia e mare è possibile anche a gestire i flussi di traffico per una visione più olistica e a tutto tondo del trasporto delle merci pericolose. Non vi è solo bisogno di una stringente regolazione e di misure cautelari efficaci ma anche di un efficientamento di tutto il processo di trasporto.

Bisogna partire da un adeguamento di quelle che sono le rotte di trasporto più usuali ripensandone la segnaletica e la sicurezza. Il trasporto inoltre deve seguire una pianificazione di percorsi e orari atti a non incontrare traffico, a non generare condizioni di potenziale pericolo.

Così facendo, inoltre, ne beneficia l’ambiente urbano e la vita quotidiana di tutti! Eliminando il traffico si possono trasportare prodotti pericolosi senza che questi vengano in contatto con gli altri e per di più si salvaguarda l’ambiente dalle eccessive emissioni.

Esistono soluzioni come Mobility DataLab pensato da InfoBlu e Octo Telematics che rendono tutto questo possibile e noi di IT Solution speriamo che sempre di più si intervenga in maniera strategica nella pianificazione ancor prima che nel trasporto delle merci.

Scenario nazionale: un quadro della situazione

Deve essere completamente ripensato lo scenario del traporto merci in Italia attraverso soluzioni mirate e che puntino a intensificare il trasporto su ferro. Tutto questo è davvero importante se si valutano i dati:

  • Oltre il 60% dei trasporti totali avviene su gomma;
  • Oltre il 70% dei trasporti di merci pericolose avviene su strada.

Tutto questo deve cambiare e non solo attraverso l’attenzione posta dalle strutture e le regole stringenti per il trasporto sul territorio nazionale ma anche attraverso il ripensamento logistico. Dati e flussi del traffico devono essere controllati costantemente, così come si devono ripensare i tempi di trasporto e i percorsi per fare in modo che i professionisti che si muovono su strada con merci di questo tipo possano avere la massima efficienza possibile.

Questo vuole anche dire non generare condizioni pericolose che possono trasformarsi in vere e proprie tragedie come l’incidente di Bologna che ha causato 70 feriti e un morto quando due tir colmi di materiale infiammabile si sono scontrati. Il nostro auspicio non è solo che l’intero sistema sia più efficace ed efficiente ma anche che vengano posti al primo piano la sicurezza dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente quando si trasportano materiali pericolosi e/o inquinanti.

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Tecnologia per la Logistica: le startup da tenere d’occhio

La trasformazione digitale dell’industria ha coinvolto inevitabilmente anche il settore della logistica. A partire dalle idee sull’automazione, la logistica 4.0 è diventata ormai la naturale evoluzione di uno dei settori più importanti della società.

Quello che, invece, resta sempre uguale è, senza alcun dubbio, l’obiettivo primario del settore: fare in modo che il cliente riceva quanto necessario in maniera veloce ed efficiente. In questo senso, le prerogative restano le stesse sia per la logistica in entrata che in uscita, i due momenti cruciali dell’intero processo.

Le due sottocategorie della logistica si occupano rispettivamente di fornitura dei materiali, trasporto, immagazzinamento e della raccolta e distribuzione fino al cliente. Nell’ambito della logistica, poi, rientrano anche tutte le fasi relative all’imballaggio, alla gestione delle scorte, all’evasione degli ordini e immagazzinamento.

La tecnologia intelligente di ultima generazione è in grado di semplificare i processi e mantenere un buon equilibrio tra le funzioni in entrata e in uscita, senza dimenticare le fasi intermedie di gestione. Ci sono alcune soluzioni di logistica 4.0 che facilitano questi processi e che rappresentano un ausilio oggi innovativo e presto indispensabile per migliorare l’intero sistema. Vediamo quali sono.

Le soluzioni tecnologiche per la logistica 4.0

La logistica consiste nella perfetta pianificazione del flusso di stoccaggio delle materie prime o di altri prodotti il cui obiettivo ultimo è la piena soddisfazione del cliente. Affinché la logistica possa dirsi efficiente questa si deve evolvere e variare insieme ai processi industriali. La logistica 4.0 si è diffusa nel 2011 e corrisponde a un concetto di adattamento progressivo a un nuovo criterio di produzione. In pratica non esiste una definizione chiara di che cos’è la logistica 4.0, ma questa spesso si può esprimere come la pianificazione del flusso di stoccaggio per soddisfare le esigenze del cliente.

I cambiamenti principali introdotti riguardano essenzialmente l’automazione e la combinazione dei processi logistici manuali con quelli automatici. Diversi sono anche gli strumenti utilizzati che sono connessi tra loro, mentre i dati e la loro raccolta diventano il fulcro stesso del processo decisionale. I principali trend del settore si possono riassumere quindi in:

  • Intelligenza artificiale e internet of things applicata alle connessioni della catena di fornitura e finalizzata alla riduzione dei costi generali di gestione.
  • Raccolta dei big data finalizzata alla previsione dei trend di mercato.
  • Automazione e processi robotici che migliorano il lavoro di routine e rendono i processi più economici.
  • Attenzione particolare alla sostenibilità, un trend che coinvolge il settore a livello globale e che è destinato influenzare il settore logistico abbattendo le emissioni di CO2 del sistema intero.
  • Guida autonoma e consegne innovative, con droni che saranno in grado di effettuare consegne anche fino a 3 chili.

I benefici della logistica 4.0

Le aree maggiormente toccate dalle innovazioni tecnologiche all’interno della logistica 4.0 sono la produttività generale, poiché una movimentazione intelligente delle materie prime e dei prodotti finiti migliora anche la qualità della produzione. Inoltre, proprio grazie alla raccolta dei dati diventa possibile avere una tracciabilità maggiore.

Le startup innovative del settore logistica 4.0

Per noi di IT Risorse è importante darti una panoramica del settore quanto più completa possibile, ecco perché adesso vogliamo parlare delle innovazioni all’interno del settore provengono principalmente dalle startup che intendono migliorare e facilitare la gestione dei processi in logistica. In Italia, non siamo da meno rispetto ai progressi tecnologici e in particolare 3 sono le startup che hanno apportato un contributo progressivo in questo ambito:

  1. GEL Proximity è un’azienda proveniente dal Politecnico di Milano e fondata nel 2019 da Lorenzo Maggioni, Damiano Frosi e Valerio Bevilacqua. GEL Proximity ha sviluppato una tecnologia che permette la consegna dei prodotti acquistati online nei punti di ritiro presenti in tutta Italia.
  2. Cargup è stata fondata da Enzo Tucci, Vito Carella, Dwight Leone e Builder4app, che punta a digitalizzare i processi del trasporto su gomma. Si tratta di una piattaforma B2B in cloud che mette in relazione aziende, spedizionieri e trasportatori migliorando le condizioni lavorative e riducendo le emissioni di C02 riducendo i viaggi a vuoto.
  3. Milkman lavora sempre sulla fase di consegna a domicilio su appuntamento, ed è stata co-fondata da Antonio Perini e Tommaso Baù nel 2015.

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Lavorare nella logistica: quali sono le figure e le competenze più richieste

La logistica è oggi uno degli ambienti di business in maggiore espansione e che ha le potenzialità per creare posti di lavoro e professionalità diverse. In questo articolo andiamo a esplorare, insieme, quelle che sono le figure più richieste in questo campo e quali skill vengono considerate indispensabili.

In questo modo chiunque potrà avere una visione completa di questo ambito lavorativo e sarà davvero più semplice e intuitivo capirne le immense potenzialità.

Quali sono le figure lavorative più richieste nella logistica moderna

Iniziamo con il trattare quelle che sono le professionalità più richieste del settore. Sebbene non sia semplice fare una classifica è importante mettere in luce quali sono i professionisti oggi più ricercati nel mondo della logistica.

Responsabile di magazzino

Le figure che possiedono leadership e competenze necessarie per supervisionare e pianificare le attività di un magazzino sono oggi tra le più ricercate. Questo anche in visione delle nuove normative green e dell’attenzione all’evitare gli sprechi.

Chi ha competenze nell’ottimizzazione degli spazi e capacità di efficientare il lavoro all’interno dell’ambiente del magazzino è tra le figure più richieste in assoluto. A questa figura è demandato il compito di:

  • Dirigere.
  • Coordinare.
  • Supervisionare.

Tutte le attività riguardanti l’approvvigionamento, il rifornimento, lo stoccaggio e la distribuzione di materiali e prodotti.

Traffic Manager

Questa figura deve essere in grado di distribuire i trasporti assegnandoli agli autisti. Questo tipo di professionista nel futuro avrà sempre più importanza e soprattutto in previsione dell’efficientamento logistico dei trasporti che sempre di più dovrà contare su interoperabilità tra diversi settori, condivisione degli spazi e precisione nelle consegne per evitare sprechi e costi eccessivi.

Il traffic manager è sempre stata una figura di spicco della logistica ma oggi grazie all’implementazioni di supply chain e soluzioni digitali e smart sta acquisendo nuove competenze che possono essere sfruttate per inserirsi nel settore.

Autisti e conducenti

Autisti e conducenti rimangono ancora oggi la spina dorsale della logistica; eppure, sono sempre di meno gli autotrasportatori presenti sul territorio nazionale.

Con l’evoluzione del settore e con l’attenzione alle problematiche ambientali e con il bisogno impellente di movimentare le merci questa professionalità è di sicuro tra le più richieste del momento.

Supply Chain Manager

Il responsabile dell’organizzazione e della gestione di ogni singola attività della catena di distribuzione è tra i professionisti qualificati più ricercati al momento.

Quello che si ricerca da una figura professionale di questo tipo è l’integrazione delle operazioni a livello di flussi di materiali e informazioni partendo da:

  • Fornitori.
  • Centri di produzione.
  • Operatori logistici.
  • Punti vendita.
  • Clienti finali.

Quali sono le competenze richieste nel settore della logistica

Le competenze richieste per lavorare in questo settore sono molte e possono spaziare in moltissimi ambiti tuttavia alcune skill sono più gradite di altre come la capacità di lavorare per obiettivi e quella organizzativa. È davvero importante nel settore della logistica avere una mente organizzata, capace di capire quali sono le azioni da svolgere basandosi sulle effettive priorità.

La pianificazione è un elemento fondamentale per strutturare il lavoro durante i suoi picchi ma anche per mantenere efficiente ogni singolo ingranaggio durante tutto il processo e in qualsiasi momento.

Nella supply chain è poi richiesta la capacità di lavorare in team, sebbene sia utile in qualsiasi settore, nella logistica è davvero di fondamentale importanza saper lavorare in accordo con ogni singolo reparto.

Lavorare nel settore della logistica: un quadro generale

Come abbiamo visto un approccio matematico alla vita e la continua formazione nell’ambito della tecnologia sono la base che contraddistingue chiunque voglia oggi entrare a lavorare in un ambiente che si sta rinnovando giorno dopo giorno e che noi di IT Risorse speriamo possa diventare sempre più green ed efficiente.

Il lavoro è particolarmente richiesto a qualsiasi livello di competenza, soprattutto per via dell’esplosione esponenziale degli e-commerce, e questo è un vero e proprio vantaggio per chi vuole inserirsi nel mercato

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Logistica sostenibile, cosa c’è da sapere

IT Risorse è sicura che una logica sostenibile apra nuove opportunità per le aziende e che sia la giusta impalcatura per aprire nuovi modelli di business smart che riescano non solo a migliorare i consumi ma anche a dare maggiore spinta all’economia.

La supply chain green è una logica davvero interessante ed ecco perché oggi abbiamo voglia di parlartene così che tu possa non solo capirne di più ma anche intuire perché si adatti a tutte le sue specifiche esigenze di consumo. Per le aziende ridurre l’impatto ambientale deve essere una delle priorità di sviluppo anche per migliorare quello che è l’efficientamento della produzione aziendale e al contempo permetterebbe di ridurre le emissioni e combattere il cambiamento climatico in atto.

La supply chain al servizio delle aziende

Secondo noi la supply chain adattata a una logica sostenibile permette di avere una pianificazione di quelle che sono le attività aziendali in modo smart e una gestione più efficiente e veloce. Una catena green e ben pensata permette di avere una maggiore consapevolezza a partire dall’acquisto delle materie prime fino ad arrivare al consumatore finale.

In questo modo non solo si riuscirà a dare maggiore longevità ai prodotti di consumo ma anche eliminare il problema dello smaltimento dando nuova vita agli stessi. Siamo certi che sia un vantaggio per tutti portare avanti in modo deciso una transizione a livello globale che produca aziende e modelle di business capaci di trasformare le risorse aprendosi a nuove opportunità di sviluppo.

Tieni conto che l’inquinamento costa non solo a te come cittadino ma anche alle aziende che sprecano e riducono i margini di guadagno, includere invece una pianificazione appropriata genererà risparmi economici notevoli.

Una logistica ecosostenibile

Tutto parte dalla possibilità di approntare una logistica che sia davvero green ed ecosostenibile, ma di cosa stiamo parlando nello specifico? Della rivoluzione di tutta la catena commerciale partendo da quella degli approvvigionamenti fino agli acquisti e alle vendite, creando una collaborazione stretta e un connubio di intenti tra PA e aziende si potrà intervenire mantenendo tutto sotto un profilo ambientale di ecosostenibilità e innovazione.

Ciò non comporterà solo un minor impatto sull’ambiente urbano e inurbano ma anche:

  • Sprechi ridotti. E quindi maggiori dividendi per le aziende.
  • Ottimizzazione dei processi di consumo e riuso. Questo comporterà per le imprese ritorni di budget importanti e anche di immagine.
  • Ottimizzazione delle consegne delle merci e dei prodotti con soluzioni di trasporto innovative e/o condivise. Questo permette di ridurre i costi.

In questo modo i territori cittadini saranno gestiti con maggiore efficienza e le strutture operative smart permetteranno di ridurre traffico, tempi di percorrenza e consumi energetici per i trasporti, oltre ovviamente, a limitare le emissioni di gas serra. Questo possiamo farlo ottimizzando le infrastrutture esistenti.

Come puoi vedere tu stesso esistono vantaggi per ogni singola parte in causa in una logistica sostenibile ed è per questo che il futuro dovrà essere pensato in questo modo. Anche gli e-Commerce con la logistica dell’ultimo miglio ovvero la differenziazione del processo distributivo pensato per essere il più vicino possibile a quelli che saranno i punti di consegna finale possono contribuire in modo efficiente a una logica green che sia anche smart e performante a livello aziendale ed economico.

Come definire l’obiettivo della logistica green

Chiudiamo il nostro cerchio cercando di fare il punto della situazione di quelli che sono i punti fondamentali che porteranno al successo la logistica green. In questo modo avrai un’idea chiara di come agire e di quali sono le scelte che le aziende dovranno fare nel futuro.

  • Promozione del riciclo. Il riuso e il riciclo diventeranno dei punti cardine della supply chain ecosostenibile perché permetteranno a consumatori e aziende di risparmiare e di salvaguardare al contempo le aziende.
  • Il packaging ecosostenibile. Per gli e-commerce e i servizi di spedizione dotarsi di packaging green sarà un must importantissimo e permetterà di ridurre sprechi e sostanze inquinanti immesse nell’ambiente. Se poi teniamo conto che secondo una ricerca di Harvard le nuove generazioni per il 75% preferiscono acquistare da store consapevoli ne traiamo la conclusione che vi sarà anche un ritorno di immagine aziendale non indifferente.
  • Trasporti green. Ottimizzare i trasporti, utilizzare veicoli green ed evitare sprechi di spazio sarà il futuro della mobilità delle merci e dei prodotti.

Includere tutto questo all’interno delle logiche di governance aziendale permetterà di contenere i rischi, abbassare la possibilità di subire danni aziendali ma anche di evitare rallentamenti nelle attività produttive e di trasporto.

 Permetterà quindi di ottenere benefici di brand awareness e reputation oltre che migliorare il rapporto con partner e fornitori e infine si realizzeranno delle supply chain davvero più corte e quindi sicure e remunerative.

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È davvero possibile un approccio olistico nel mondo del Trasporto Merci?

Negli ultimi anni i cambiamenti climatici sono divenuti sempre più evidenti e l’attenzione per l’impatto ambientale di ognuno di noi e delle stesse aziende è divenuta una scelta consapevole e di fondamentale importanza.

Emerge per questo l’importanza che può avere l’approccio olistico nel trasporto merci e non solo ma anche in tutta l’industria della logistica per gestire meglio il flusso di beni e dati. In questo modo si potranno avere sistemi che comunicano tra di loro, un approccio smart e un risparmio di budget, risorse e di impatto ambientale.

Le basi dell’approccio olistico nel trasporto merci

IT Risorse sposa questo approccio e l’attenzione all’impatto ambientale che ogni azienda ha non solo sul territorio circostante ma su tutto il pianeta e il suo ecosistema, esseri umani compresi, ed è per questo che crede che alla base di un nuovo approccio olistico ci debbano essere:

  • La capacità di riparare.
  • La capacità di ridurre i costi di produzione e di trasporto.
  • La volontà di rivedere e rinnovare i processi in cerca di nuove soluzioni.
  • La capacità e la volontà di riciclare correttamente.

Mettendo insieme tutti questi fattori avremo la possibilità di approcciare un’economia circolare che sia virtuosa non solo per il pianeta ma faccia bene anche agli stessi affari. Soluzioni logistiche efficienti e innovative saranno alla base di tutto e ci permetteranno di ottimizzare quelli che sono i volumi di produzione e di sfruttamento delle materie prime indispensabili, di ripensare nuovi modelli di utilizzo e riciclo e soprattutto di estendere il ciclo vitale dei beni di consumo.

Questi modelli di business circolari possono avere un grande impatto per ridurre fino a zero le emissioni e per proteggere il nostro ambiente, quello di cui abbiamo bisogno è un sistema nuovo che ci aiuti a immaginare beni e prodotti che possono essere riciclati correttamente, venduti e riportati a nuova vita. Forse non lo sai ma secondo quanto emerge da recenti studi la supply-loop e l’economia circolare possono ridurre fino al 50% la produzione di gas serra e le emissioni di carbonio.

Un approccio circolare alla circolazione dei mezzi

Alla base dei risultati che saremo portati a dover conseguire anche il servizio dei trasporti logistici entra di diritto in un’economia davvero circolare, è possibile farlo ottimizzando i trasporti, il carico dei prodotti ma non solo anche avendo un sistema smart capace di integrare funzionalità e rispondere alle esigenze del personale nel modo migliore possibile.

Si dovranno introdurre nuovi protocolli sull’uso di combustibili poco inquinanti e dare spazio al trasporto elettrico, soprattutto in città, e ridurre la saturazione dei mezzi ovvero di parti non utilizzate e ottimizzate. In alcuni casi si potranno anche aumentare le distanze percorse ma tenendo conto del traffico e della situazione stradale sarà possibile ridurre i consumi di carburante.

All’interno di un approccio davvero olistico del trasporto merci vi è anche, secondo IT Risorse, la possibilità di scambiare i servizi di trasporto e di magazzino: in questo modo ogni asset sarà usato al massimo e si aumenterà l’efficienza proposta al cittadino e alle aziende riducendo i costi ambientali e anche di budget.

L’approccio olistico nel trasporto merci: facciamo il punto della situazione

Il trasporto merci è un campo indispensabile per portare avanti una vera rivoluzione circolare dell’economia; tutto passerà dalla capacità di ottimizzare la rete di trasporti e nella completa circolazione di informazioni riguardanti l’ottimizzazione dei flussi di beni e dati ma anche sull’utilizzo di tecnologie sempre più performanti, migliori carburanti e attenzione ai dettagli ovvero alle condizioni di carico, trasporto, traffico e condizione stradale.

Si dovrà pensare a un nuovo modo di ridare vita ai beni di consumo usati e come aumentare la loro vita potenziale così da dare una mano non solo all’ecosistema ma anche a tutti noi e al contesto industriale che potrà migliorare le performance e ridurre i costi attivi sul budget e come impronta sull’ambiente.

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Trasporto dei rifiuti all’esterno dei confini europei: proteggere l’ambiente e la salute pubblica è la parola d’ordine dell’UE

Il trasporto dei rifiuti è sempre un argomento delicato del quale trattare sia all’interno dei confini nazionali che al di fuori dell’Europa ed è per questo che oggi vogliamo dedicarvi un piccolo approfondimento. Siamo molto sensibili a questi temi e vorremmo che anche tu avessi un quadro quanto più possibile chiaro e preciso della situazione.

Partiamo dai dati: nel 2020 i Paesi europei hanno trasportato e spedito oltre 33 milioni di tonnellate di rifiuti verso paesi extra confine, un incremento sempre più importante ed esponenziale di rifiuti a volte anche pericolosi che vengono smaltiti al di fuori dei nostri confini ed è così che la Commissione Europea dopo aver avviato un’indagine approfondita ha presentato delle norme per allineare l’UE al tema del green, della circolarità e di un maggior rispetto verso l’ambiente urbano e inurbano.

Il 2022 sarà un anno critico e importante per quanto riguarda questo argomento specifico e per la mesa in atto delle norme Europee contenute nel Waste Shipment Regulation.

Trasporto dei rifiuti all’esterno dei confini UE: un passo avanti ma non ancora abbastanza

Sono state varate e in attesa di approvazione una serie di norme e regole che sono improntate a una maggiore consapevolezza ambientale, a un controllo maggiore e allo sfruttamento avanzato delle tecnologie per permettere uno smaltimento dei rifiuti a basso impatto ambientale.

Sebbene sia un passo avanti pe European environmental bureau quello che viene fatto non è ancora abbastanza, ma cosa è questa associazione? È l’insieme delle maggiori ONG, aziende e associazioni ambientaliste europee. Secondo quanto sostenuto attraverso diversi comunicati le regole e le norme non sono abbastanza rigide per assicurare all’Unione Europea e ai suoi cittadini che le sostanze pericolose siano smaltite in modo consono e non combatte efficacemente il traffico illegale.

Lo smaltimento dei rifiuti fuori dai confini europei e il traffico illegale

A nostro avviso il problema e serio e quanto denunciato dall’EEB è vero: secondo le stime il traffico illegale di rifiuti al di fuori dei nostri confini vale quasi 10 miliardi di euro all’anno! Una cifra davvero considerevole che mette a rischio la salute del pianeta, la salute delle persone e la sopravvivenza stessa della nostra specie.

Il volume di rifiuti esportati è per il 50% diretto verso nazioni che non fanno parte dell’Unione Europea e la maggior parte di questi sono rifiuti a rischio diretti verso nazioni povere o in fase di sviluppo che non sono dotati di impianti che potremmo considerare idonei allo smaltimento di questi rifiuti. Se gli interessi economici rimangono il primo e unico fattore primario e smaltire i rifiuti in luoghi extra UE rimarrà il modo migliore per risparmiare nelle operazioni di gestione e di smaltimento ci sarà sempre un problema al quale fare riferimento.

Basandoci sui dati sappiamo che tra i materiali più esportati abbiamo:

  • Acciaio e ferro per 17,5 milioni di tonnellate.
  • Carta e cartone con 6,1 milioni di tonnellate.
  • Plastica per oltre 2,4 milioni di tonnellate.

Molti di questi materiali sono destinati agli inceneritori, spesso non conformi e destinati a modi di smaltimento inadatti e spesso sono anche portati e condotti in modo illegale.

Quali sono i Paesi extra UE nei quali esportiamo rifiuti?

Siccome questo altrove dove trasportiamo rifiuti, anche pericolosi e a rischio, è un luogo e un Paese che si trova sulla mappa dovremmo imparare a conoscerli in modo approfondito ed è per questo che vorremmo parlartene ancora un po’.

La prima nazione per numero di tonnellate che riceve i rifiuti europei è la Turchia con 13,7 milioni di tonnellate importati entro i propri confini, segue l’India con quasi 3 milioni di tonnellate.

Ad aggiungersi alla lista vanno anche Regno Unito e Svizzera con quasi 2 milioni di tonnellate di rifiuti importati. Infine, a chiudere la lista dei Paesi extra europei dove si inviano maggiormente i rifiuti di chi fa parte dell’Unione sono Pakistan e Indonesia con 1,4 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti importati.

Quali sono le soluzioni?

Soluzioni facili non esistono, questo è un problema davvero complesso al quale solamente “barando” si possono trovare soluzioni facili, eppure esistono alcuni punti fermi sui quali bisognerebbe maggiormente puntare: per prima cosa la politica dovrebbe cercare di rendere meno conveniente esportare i rifiuti al di fuori dei confini internazionali, puntare su di incentivi che permettano alle aziende di smaltire in modo conveniente e adottare soluzioni di controllo e contrasto ben più rigide.

Infine, come diciamo sempre, tutti dovremmo essere più consapevoli delle nostre azioni e del fatto che come una reazione a catena ciò che succede lontano dai nostri “occhi” arriva comunque a toccarci in modo molto profondo e questi anni di globalizzazione e pandemia dovrebbero avercelo fatto capire in modo incontrovertibile.